lunedì 2 ottobre 2017

DANZARE L'AUTUNNO

Eccoci di nuovo in autunno!
L'autunno è una stagione assai poetica. Nella Medicina Tradizionale Cinese "segna l'arresto dell'espansione, il limite di ciò che è giunto al suo estremo, ed inizia il ritorno verso l'interno, la concentrazione, il restringimento". Il paesaggio autunnale, con i suoi colori, lascia andare ciò che è stato e per questo ha un sapore nostalgico, di "tristezza senza peso", sempre per citare l'amato Calvino. La leggerezza delle foglie che cadono ispira una qualità di movimento che invita a liberarci da ciò che rende il nostro corpo pesante e ad abbandonarci all'aria che ci circonda, silenziosa, nello spazio o ad una musica che ricorda i soffi del vento (personalmente amo proporre il violino di Alasdair Fraser e le sue atmosfere celtiche).
Con i bimbi di 3 e 4 anni è sufficiente parlare di magia e subito si trasformano in foglie che volano divertite, si posano a terra per qualche istante, per poi ripartire immediatamente per un nuovo viaggio. Sono foglie che ridono e questo rende il paesaggio autunnale della sala danza allegro e spensierato. Ogni volta rimango ammirata dalla semplicità con cui i bambini piccoli sanno essere ciò che si chiede loro di essere, che sia una foglia, un sasso, un ippopotamo o una stella marina. Non si preoccupano di prendere una forma con il corpo ma sanno cogliere subito l'essenza, la qualità, il peso.
A partire dai 5 anni sono già foglie diverse. Vogliono immaginare una forma, un colore. Svolazzano guardandosi allo specchio, proponendo una sorta di repertorio personale di movimento che è la loro interpretazione della danza, quella che vedono e che sognano. A tal proposito mi viene in mente una bimba che avrà avuto tra gli 8 e i 10 anni, che lo scorso sabato danzava, ascoltando la musica in cuffia, su una spiaggia di sassi, immersa in un suo mondo immaginario, chissà dove, inconsapevole di avere, tra le tante persone indifferenti, una spettatrice ammirata.
A 5-6 anni l'autenticità del movimento diminuisce ma lascia il posto a quella della parola, istintiva, che in un contesto protetto esprime emozioni senza filtri. Incontrare le foglie allora significa trovare un'amica, dalla quale è difficile separarsi dopo aver danzato insieme anche solo per una manciata di minuti. Le parole con le quali si congedano da essa vengono dal cuore e profumano di poesia. Incontro, contatto, trasformazione, distacco - le 4 fasi del lavoro con i materiali proposte nella metodologia di Danza Terapeutica di Elena Cerruto - sono momenti che i bambini vivono con naturalezza quando si offre loro qualcosa con cui danzare.
Con maggior delicatezza porto l'autunno alle persone anziane. Essi stessi sono fragili foglie d'autunno, appese ai rami, in attesa del loro alito di vento. Anch'essi mostrano i meravigliosi colori di una vita lunga e intensa.
Sulle loro sedie giocano curiosi con sacchetti di carta, il cui rumore ricorda i passi sulle foglie secche. Così, attraverso il ritmo che suoniamo con le mani, passeggiamo insieme nel nostro bosco autunnale, là dove il compositore Vittorio Cosma ha immaginato delle dune di sabbia (ascolta il brano) e danziamo sulle note più popolari dell'Autunno di Vivaldi, che qualcuno riconosce e canticchia, un po' a memoria, un po' improvvisando una melodia.
Al momento del distacco dai sacchetti, nei quali hanno raccolto le foglie, qualcuno si rifiuta di lasciarlo andare. Lo tiene stretto tra le mani, con tutta la forza rimasta. Poi, tristemente, cede.

L'autunno in fondo è un po' così: porta via ciò che ha terminato il suo compito, lasciando un paesaggio generoso di bellezza. Guardiamoci intorno dunque, andiamo a respirare l'autunno, riempiendoci gli occhi dei suoi colori e danziamo leggeri, come foglie al vento!

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