venerdì 30 giugno 2017

IL SEGRETO? MUOVERSI E VIAGGIARE

Mi hanno chiamata per una sostituzione in palestra. Mancano pochi minuti all'inizio della lezione e ancora non è arrivato nessuno. Il corso di ginnastica dolce solitamente è frequentato da persone di età differenti, quasi tutte di sesso femminile. <<Saranno già tutte in vacanza>> commenta la segretaria alla reception. La porta si apre ed entra una signora anziana, il respiro è affannato, si muove velocemente. Non sono entusiasta di far lezione a una persona sola, aspettandomi un gruppo, ma mi faccio coraggio. La invito a cambiarsi con calma, nel frattempo penso a cosa proporle. Una volta entrata ci presentiamo. Le chiedo se preferisce iniziare sdraiata o in piedi, mi risponde di volersi affidare a me. Forse anche la fiducia è una cosa di altri tempi - penso - in un mondo di tuttologi pronti a esprimere la propria opinione su qualsiasi cosa. Ci tiene a farmi sapere la sua età e che ha iniziato a frequentare corsi di ginnastica nei primi anni Settanta, "anche se non si vede", dice, e che nonostante i suoi ottant'anni, ci sono due cose delle quali non può assolutamente fare a meno: la palestra e i viaggi. Sull'ultima parola si illumina e fiera annuncia di aver visitato 78 Paesi diversi. Ha voglia di parlare e io di ascoltarla, c'è una luce nel suo modo di dire le cose che attira la mia attenzione. Tuttavia mi sento in dovere di cominciare la lezione, inizio a muovere le dita delle mani, invitandola a fare lo stesso, senza interromperla. Mi accorgo che la musica ora risulta superflua, perché sono le sue parole ad accompagnare i nostri movimenti. Racconta di rituali di Paesi lontani e di quanto i viaggi abbiano modificato il carattere chiuso con il quale era cresciuta. E mentre ci muoviamo parla dell'importanza di circondarsi di tanti amici e di come abbia sempre cercato di non provare invidia per nessuno. Passa da un argomento all'altro in modo naturale, come in una danza. Si muove a specchio di fronte a me, imitando i miei movimenti, che quasi spontaneamente seguono la sua narrazione. Scherziamo sul fatto che seguirmi con il corpo senza perdere il filo del racconto è una bella ginnastica per la mente. La sua narrazione mi porta in posti lontani, suggerendomi immagini da trasformare in movimento. La invito a camminare per la stanza, come se fossimo nell'erba alta, sorride imbarazzata ma ci prova. Dice di non avere più molto equilibrio e di aver perso un po' la sensibilità sulle piante dei piedi. La avvicino alla spalliera, per farla sentire più sicura e proporle esercizi sulla pianta del piede. Non oso chiederle di togliersi la scarpina da ginnastica, una di quelle che durano nel tempo che oggi non fanno più. <<Forse è meglio se sto scalza>> dice. Si muove bene, nonostante l'età, stende le gambe perfettamente e spesso anticipa ciò che vorrei proporle: ha un corpo che sa come muoversi, per abitudine. Le faccio i complimenti e la cosa sembra farle piacere. Quasi per caso cita tre interventi subiti a causa di un tumore, come cose che nella vita possono accadere.
Quando la invito a sdraiarsi sul tappetino smette di parlare, esegue gli esercizi che le propongo in silenzio e si sforza di farli al meglio. I miei occhi sul suo movimento non la imbarazzano. La musica ora riempie la sala. A volte chiude gli occhi, forse per la fatica, ma se le chiedo come va, mi risponde che sta benissimo. Al termine, mi offro di darle una mano per alzarsi in piedi che rifiuta: <<Ci metto un po' ma so come fare, ormai ho la mia tecnica>>.
La lezione è finita, la ringrazio, anche per le sue parole. Le dico che secondo me le pubblicità delle palestre dovrebbero farle persone come lei, che non hanno mai smesso di fare esercizio, con la costanza di una vita. Sorride, mi richiede come mi chiamo e se "possiamo darci un bacino".
Lavorare con il corpo-cuore delle persone significa anche vivere storie di incontri, che anche solo in 50 minuti di lezione, lasciano il desiderio di voler raccontare. 

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