sabato 6 maggio 2017

FACCIAMO MUSICAL!

Chi mi conosce sa che sono cresciuta nutrendomi di commedie musicali, affascinata dall'unione di tutte le principali tecniche espressive, e che le origini della mia formazione sono nella danza jazz e nel tip tap, nonostante poi abbia scelto di esplorare altre tecniche di danza e movimento.
Il mio ritorno al musical - per me inteso come unione di teatro e danza (il canto, con rammarico, è rimasto sotto la doccia) - è stato come un ritorno ad Itaca, arricchita dalle esperienze fatte negli anni e soprattutto alleggerita del fardello della danza intesa come competizione ma desiderosa di far ballare la gente, quanta più possibile, a qualsiasi età.
Con questa idea della danza alla portata di tutti, nel 2010, ho iniziato a proporre delle lezioni sporadiche di musical, il venerdì sera, ogni volta dedicate a una diversa commedia musicale, che potessero coinvolgere chiunque lo desiderasse, senza alcun requisito, con la proposta di montare una coreografia semplice ma di effetto, non tanto incentrata su movimenti di danza, quanto sulla possibilità di esprimersi attraverso di essi, da un punto di vista più teatrale, con ironia e leggerezza.
Dopo quasi 7 anni, non privi di immancabili difficoltà organizzative, mi guardo indietro e ripenso a quante persone sono passate in quello che si è rivelato una sorta di porto di mare, e non credo di esagerare se dico che il numero rasenta il centinaio. Alcune per una "toccata e fuga" di una sera, attirate dal musical proposto; altre capitate per caso, portate da un amico; altre ancora sempre presenti, con amorevole costanza, tanto che ancora oggi non perdono un appuntamento. Tra i tanti che hanno fatto parte del giocoso corpo di ballo, hanno un posto speciale nel mio cuore due persone che oggi non ci sono più, di cui mi piace ricordare i volti felici, alle prese con la coreografia.
Ho ballato sulle note dei più famosi musical con persone di tutte le età, quasi tutte di sesso femminile (accidenti ai pregiudizi culturali!), con coppie, con mamme insieme alle figlie, compresa la mia, che oggi posso rivedere crescere attraverso le foto scattate nelle varie serate danzanti. Persone che hanno scoperto la danza per la prima volta o l'hanno incontrata di nuovo, dopo tanto tempo. Persone che hanno saputo superare il timore di non essere capaci, in favore della possibilità di mettersi in gioco e di tornare bambini, condividendo gioia e divertimento, pur muovendo la gamba destra invece della sinistra, o faticando a memorizzare i passi.
Con il tempo è nata la voglia di travestirsi, di uscire dal condizionamento della vita di tutti i giorni, ricercando l'abbigliamento più stravagante a tema con la serata, permettendo agli uomini di vestirsi da donna e alle donne da uomo, di indossare un tutù, un boa di struzzo o di pitturarsi il viso, inventandosi svariate maschere e personaggi, diversi da noi.
Ciò che ogni volta si rinnova, attraverso la musica, la danza, il gioco, gli sguardi, è la condivisione delle proprie emozioni del momento, con la spensieratezza del "qui e ora", che ci riporta a quando da bambini giocavamo in cortile (cit.) o cantavamo con la spazzola come microfono davanti allo specchio (cit.). Una condivisione che quest'anno si è sviluppata nel desiderio dei partecipanti di concludere la serata insieme, con un bicchiere di vino e qualcosa da mangiare. L'iniziativa è nata da chi viene da più tempo e accoglie i "nuovi" offrendo loro un pic-nic a tema con la serata proposta. E' un momento conviviale piacevole che, dopo l'adrenalina delle danze, rilassa e riaccompagna alla quotidianità con naturalezza.
Al termine di ogni incontro mi sento felice e realizzata, perché rinnovo la convinzione che, nonostante le difficoltà che il mio lavoro comporta, nella vita non avrei voluto fare nient'altro che danzare, con chiunque avesse avuto voglia di farlo.

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