domenica 5 febbraio 2017

AEROBIC DANCE ANTISTRESS: MENO AEROBIC E PIU' DANCE!

C'è stato un momento, intorno ai 20 anni, in cui, per diversi motivi, ho tradito la danza, iniziando a frequentare corsi di fitness in palestra. Allora, dopo il boom della danza aerobica negli anni 80, in stile Jane Fonda, per intenderci (a casa dei miei ho recentemente ritrovato il vinile Aerobic Dance di Lara Saint Paul!) c'erano diverse palestre a Milano che proponevano corsi di fitness. Non erano organizzate in catene come oggi, ma avevano istruttori entusiasti e preparati, per i quali non c'era ancora la possibilità di prendere brevetti trascorrendo un week-end a Rimini, ma si aggiornavano passando le vacanze negli Stati Uniti, portando in Italia i primi corsi di GAG, la formula magica dei punti critici (glutei, addominali, gambe), Stretching, e Workout (aerobica con coreografia), tanto per citarne alcuni. Allora, come oggi, si potevano frequentare lezioni a scelta e la mia ricadeva ovviamente su quelle più danzate. Del tutto nuovo per me era il fatto che i gruppi comprendessero persone di età e livelli molto diversi tra loro. L'istruttore non aveva il tempo di spiegare i movimenti perché la musica non veniva mai interrotta e ognuno seguiva con le sue capacità e possibilità, senza mostrare alcuna frustrazione per non riuscire a capire un movimento o a memorizzare una sequenza. All'epoca ero una delle più giovani frequentatrici della palestra e non vedevo quanto unire livelli diversi potesse essere positivo.
Ora che ho l'età di chi allora consideravo "vecchio", da qualche anno ho scelto di proporre un corso di movimento, integrando la mia esperienza come insegnante di danza all'analisi dei bisogni del danzaterapeuta e il ricordo di quelle lezioni spensierate. Innanzitutto perché, dopo i 40 anni di età scatta quel bisogno di dimostrare a sé stessi e agli altri che si è ancora giovani e attivi e anche chi fino a quel momento si è mosso poco, comprende la necessità di dedicarsi ad una attività fisica. Tanto vale che sia divertente e soprattutto antistress. Ed è questa la parola chiave che ho scelto di dare al corso di AD, puntando su un'attività che permetta di spegnere la mente dal lavoro e dalle difficoltà legate alla vita quotidiana, grazie a diversi fattori. Primo fra tutti il movimento: imitare una serie di passi, attraverso lo specchio, richiede una concentrazione tale da non pensare ad altro, se si vuole rimanere "sul pezzo". Il movimento ovviamente mira a stimolare ogni parte del corpo, a migliorare la coordinazione, attraverso una difficoltà crescente. Sono del parere che l'imitazione sia il modo più naturale e semplice di apprendere ed è interessante notare come la costanza e l'esercizio nel ripetere sequenze di movimenti molto simili ogni volta, porti le persone, ciascuna con i suoi tempi, ad eseguirle, senza alcun bisogno di spiegazione. Il mio invito è sempre quello di eseguire i movimenti, cercando di avere una visione d'insieme, in modo da non pesare troppo su singole parti del corpo, per esempio la schiena, che solitamente nel fitness è quella che ci rimette di più. Altra cosa importante è il rispetto dei propri limiti, concedendosi pause quando è necessario.
La scelta della musica non è casuale perché tra gli obiettivi c'è anche quello di stimolare l'aspetto emotivo. Ecco perché spesso ricade su musica non recente, che possa coinvolgere i partecipanti a canticchiare ritornelli conosciuti e, perché no, a stimolare ricordi, che talvolta vengono raccontati agli altri al termine della lezione. Amo osservare attraverso lo specchio le espressioni delle persone concentrate sui passi e i sorrisi che celano vecchi ricordi, o cantare insieme brani famosi degli anni '70/'80, talvolta riprendendo stili di danza legati al passato.

Rimane il fatto che per me la danza è sicuramente più vincente del fitness e questo è il motivo per cui, dopo mezz'ora di danza aerobica no stop, ora dedico il tempo restante a costruire una semplice coreografia, che non solo esercita la
memoria (e alla nostra età è fondamentale) ma chiama in gioco l'ironia e la capacità interpretativa, a mio parere componenti fondamentali per uscire dalla quotidianità. Ed è qui che il gruppo comincia davvero a differenziarsi, non tanto per le capacità tecniche, alle quali personalmente dò meno importanza, ma mostrando ognuno la propria personalità. E' importante che durante la lezione i partecipanti si sentano complici di qualcosa e liberi dai condizionamenti esterni.
Personalmente credo che i luoghi di movimento debbano rimanere spazi di relazione, in cui le persone possano incontrarsi, conoscersi, fare gruppo, stare bene con sé stessi e con gli altri. Questo è il ruolo della danza, da sempre. Perciò... Let's Dance!

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