sabato 24 settembre 2016

L'UOMO OLISTICO DI DOSTOEVSKIJ

Come diceva Calvino, "il leggere per la prima volta un grande libro in età matura è un piacere straordinario" e lo posso confermare, ma ritrovarmi a voler parlare de "I fratelli Karamazov" su questo blog, non me lo sarei davvero mai immaginato.
Lontano il desiderio di scrivere un saggio letterario, anche perché non ne sarei in grado, mi spinge un'estasiata ammirazione per la relazione corpo-mente-cuore dei personaggi di questo romanzo e per la capacità dell'autore di farli vivere nella loro totalità.
Egli scrive nell'epoca in cui la medicina inizia a fare i conti con la psicologia (siamo negli anni in cui Freud sta per pubblicare i primi risultati dei suoi studi). Non a caso, credo, la figura del medico, "il medico più accurato e scrupoloso di tutto il governatorato, un vecchietto avanti con gli anni e rispettabilissimo", più di una volta si trova disorientato. "Non ci capisco niente" dice in più di un'occasione e ancora: "Sono stupito, non mi capacito", afferma di fronte ad una paziente che, a seguito di un lungo colloquio con il personaggio più complesso e profondo della vicenda, mostra una repentina ripresa. Dostoevskij sembra dar fiducia alla psicologia, alla psicoterapia e alla psicosomatica, gli avvenimenti drammatici toccano i suoi personaggi nel profondo, li portano alla malattia, trasformandoli fisicamente. Uno per tutti: "tre giorni dopo l'arresto (dell'amato) G. si era gravemente ammalata (...) Ella era molto cambiata in viso; aveva acquistata una tinta giallastra, ed era molto dimagrita".
Ciò che mi ha colpito particolarmente, credo, sia la grande fiducia che l'autore pone nell'uomo in quanto uomo, con tutte le sue debolezze, e nella possibilità di mettersi in discussione e trasformarsi, anche nel tentativo di provare a combattere la malattia con la forza di volontà. Egli infatti scrive: "Pur non avendo la minima cognizione di medicina, mi arrischierò ad esprimere la supposizione che egli avesse forse realmente potuto tener lontano per un certo tempo, con una forte tensione della volontà, la malattia che lo minacciava..."

Questa lettura mi invita a pensare ancora una volta a quanto ogni essere umano sia unico nella sua complessità e troppo prezioso per non tentare di scoprire quali risorse ognuno di noi è in grado di mettere in gioco per il proprio benessere. Dostoevskij, attraverso i suoi personaggi, ci invita ad osservare cosa accade dentro di noi in ogni momento e ad ascoltarci, senza pregiudizi e senza dare nulla per scontato.



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