sabato 3 settembre 2016

LETTURA SOTTO GLI ALBERI E... (ahimè) "FERTILITY DAY"

La provocatoria campagna pubblicitaria, di cui tanto si parla, che invita con toni ridicol-minacciosi a mettere al mondo dei figli si è sovrapposta all'ultima lettura con cui termina la mia estate: "Il linguaggio della pelle" di Ashley Montagu. 


Quando è uscito questo libro negli Stati Uniti avevo un anno. Che sia stato tradotto in italiano 45 anni dopo è curioso ma ne garantisce l'attualità. L'ultima pagina dell'edizione italiana presenta l'AIMI, l'associazione nata a Genova sul finire degli anni '80 per diffondere la pratica del massaggio del bambino in favore del suo sviluppo armonico (corso che ho seguito e praticato con mia figlia Alice).
Il testo è un meraviglioso viaggio scientifico, raccontato con competenza e grande sensibilità, sul percorso della nascita e il rapporto tra la madre e il suo piccolo, e in particolare sull'importanza del contatto.
L'approccio naturalistico del testo, in cui la madre umana è spesso confrontata con gli altri mammiferi, senza dimenticare la complessità che il progresso e l'emancipazione femminile hanno messo in gioco, mette in luce come il nostro agire si sia allontanato da quello spontaneo e naturale. 
Questo libro, oltre che a dare informazioni interessanti, stimola profonde riflessioni. 
La medicina oggi ci permette di scegliere se avere o non avere figli e di averne anche qualora la natura non ce lo conceda. Tutto questo ha dato alla donna la possibilità di compiere scelte importanti che sicuramente portano un cambiamento radicale all'interno del suo percorso di vita.
Non nascondo che la lettura ha acceso qualche rimorso per le volte in cui mi sono affidata ad "istruzioni" piuttosto che raccogliere informazioni da integrare con coraggio al mio sentire. Là dove invece ciò è avvenuto è stato facilitato dall'incontro casuale con specialisti della nascita orientati in questo senso.
Queste e altre riflessioni si sono sgonfiate come un palloncino di fronte alla questione "fertility day" (mi riferisco non solo alla provocazione ma anche a tutte le critiche e le polemiche sollevate), che mi limito a considerare come l'ennesimo prodotto superficiale dei nostri tempi, in cui le condizioni esterne, cioè il "come", celano la responsabilità del "che cosa" (mettere al mondo dei figli) e la personale possibilità di mettersi in discussione e compiere delle scelte. 

Come donna e madre, ma anche professionalmente, nell'intento di invitare le persone ad ascoltarsi, sogno una rivoluzione culturale in cui i cosiddetti "specialisti" condividano e diffondano informazioni senza imporre "istruzioni per l'uso" e contribuiscano a formare persone più autonome nel compiere con fiducia le proprie scelte, qualunque esse siano. 


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