sabato 25 giugno 2016

CORPI CHE HANNO VISSUTO PER QUASI UN SECOLO

Da qualche tempo porto la DanzaMovimentoTerapia in una casa di cura per anziani.
Nella nostra cultura diventare anziani significa diventare un peso per figli e parenti che devono investire tempo e denaro. Una casa di riposo è un luogo nel quale le persone anziane vivono l'ultima fase della loro lunga vita.
Confesso che l'idea di entrare in uno di questi posti inizialmente mi spaventava ma il primo impatto è stato molto diverso da come lo immaginavo, a partire dal luogo, una villetta immersa nel verde. Ad accogliermi c'era A., 94 anni, che, nonostante la sedia a rotelle, ho scoperto in seguito essere il più agile ed energico del gruppo.
Quando vado, ora so di andare in un luogo dove sono attesa. Ogni volta il salone si popola, lentamente, ognuno al suo posto. Chi in carrozzina e chi sulle poltrone, aspettano la Signora Musica, così come i bambini. E' vero quel che si dice, che gli anziani tornano bambini, lo vedo nei loro occhi, nei quali la musica riaccende una luce inaspettata, come negli occhi di L. che suonava il violino e che ama la musica classica; lo vedo nel desiderio di giocare di alcuni che non esitano a tenere il ritmo con un sacchetto di carta o un foglio di giornale, o a far danzare un foulard colorato nell'aria. Lo vedo anche in chi dice di non potersi muovere ma non vede l'ora di godersi lo spettacolo. E come i bambini sono capaci di esprimersi senza il bisogno di parlare, regalando sorrisi spontanei con la bocca e con gli occhi, attraverso le espressioni del loro viso, attraverso il contatto con le mani, a volte una lacrima. Ma a differenza dei bambini sono creature con un vissuto lunghissimo, un corpo reso fragile dal tempo e per questo degne di un grande rispetto. Attraverso questa esperienza ho compreso l'attenzione che certe culture dedicano all'anziano, il "vecchio saggio". Grazie a loro sto scoprendo la pazienza di aspettare, la possibilità di non sentirsi ossessionati dal tempo, la bellezza delle cose semplici, la possibilità di godersi il momento, senza alcuna aspettativa. Imparo perché essi insegnano senza sapere di farlo e credo stia in questo la loro grande saggezza.
Ogni volta ne esco arricchita, come dopo un viaggio fuori dal tempo e dallo spazio. Prima di andarmene compio il giro di saluti, come in un rituale. E' un momento che amo perché posso relazionarmi con loro e conoscerli ad uno ad uno. Qualcuno racconta aneddoti antichi, altri mi stringono le mani con un sorriso generoso, altri ancora non nascondono il dispiacere del distacco. Ogni volta sento una gratitudine che ricambio e penso che in fondo basta davvero così poco, e un semplice "grazie" diventa una gemma preziosa che fa brillare il cuore.

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