martedì 27 gennaio 2015

MOVIMENTO CREATIVO A SCUOLA

I bambini stanno arrivando, annunciati dai loro schiamazzi in corridoio.
Sono sempre emozionata quando vedo per la prima volta una classe nuova. Utilizzo l'espressione corporea nelle scuole, attraverso progetti di teatro, dal '96 e concordo con gli insegnanti quando dicono che i bambini sono cambiati. Dire che sono cambiati, tuttavia, non è sufficiente: se i bambini di oggi sono diversi da quelli di un tempo, occorre che anche chi si relaziona con loro cambi, adotti nuove tecniche, sfrutti tutte le proprie capacità personali per far emergere quelle dei bambini... e giochi, perché, se c'è una cosa che i bambini non hanno mai smesso di fare, è giocare. Queste le mie riflessioni, mentre sento una maestra esasperata urlare agli alunni, nell'aula di fianco. Ripenso alle difficoltà che ho riscontrato anch'io quest'anno, con altre prime classi, e al suggerimento datomi ultimamente da Grazia Greppi, collega di sempre, con la quale non condivido solo i progetti scolastici, ma anche spettacoli per bambini, nei quali ci divertiamo a parlare con il corpo e le espressioni del viso, ancor prima che con le parole. 
Non c'è più tempo per tante presentazioni e spiegazioni nei laboratori teatrali, perché a scuola è già richiesta troppa attenzione a questi bambini che vivono in un mondo eccessivamente stimolante, privo di tempo per pause e noia. Per i bambini, parlare e ascoltare contemporaneamente la maestra, mentre magari stanno scrivendo, sembra non essere affatto un problema. E vai a spiegar loro che invece, rispetto alla qualità del risultato, lo è.
Allora decido che non mi va di perdere i primi 10 minuti di lezione nel tentativo di zittire i bambini per metterli seduti in cerchio e presentarmi. Lascio che sia la musica ad iniziare la lezione ed entriamo nel nostro spazio, tutti per mano, in un serpentone scomposto, tra voci e risate e poi inizio a giocare, comunicando solo con la mimica. I bambini non capiscono, alcuni ridono, altri mi guardano sorpresi, sento una voce chiedere ai compagni <<ma è un clown?>>. Ho l'impressione all'inizio di improvvisare uno spettacolo, ma voglio stare a vedere cosa succede. Qualcuno comincia a capire che il suo ruolo non è quello dello spettatore ma che può partecipare, alcuni mi imitano, altri rispondono alle mie proposte con proposte personali, molti capiscono che possiamo provare a non usare la voce e comunicare senza le parole diventa quasi una sfida, per me e per loro. A parlare in realtà è la musica che trasforma i nostri corpi, che ci fa diventare pesanti e leggeri, che ci trasforma in animali, che ci sposta velocemente o lentamente. I bambini mi stanno quasi addosso, tutti appiccicati, ma non me la sento di fermarli - il lavoro sullo spazio lo faremo un'altra volta - stiamo su quello che c'è e in questo momento c'è la loro attenzione su quello che faccio e se è questo che li porta a rotolare, saltare, correre così come la musica suggerisce, va bene. Giochiamo con la leggerezza di una piuma, la vedono sulla mia mano, anche se non c'è. Nessuno questa volta dice <<ma non c'è niente!>>, a volte accade, perché non pensiamo che sempre i bambini abbiano voglia di giocare con l'immaginazione. Vedo i loro occhi che mi guardano in attesa che porga loro la mia piuma, hanno visto che la soffiavo in alto e vogliono farlo anche loro. E la piuma ha tutta l'aria di essere magica perché i loro soffi sono delicati, anche quelli dei bambini più agitati. Sanno che soffiando troppo forte non riuscirei a riprenderla. Vedere bambini di quell'età trattenere tutta la propria energia per quello scopo è poetico, specialmente per un clown.
Esco dalla classe stanca ma felice. Questa volta la mia proposta ha funzionato, la prossima volta si vedrà. Probabilmente dovrò inventare qualcos'altro. 
Lavorare con i bambini oggi forse significa imparare a non avere aspettative e pretese ed essere pronti alle loro imprevedibili risposte con fantasia. Ma in fondo non è stato sempre così?
Leggo una frase che Rodari ha scritto negli anni 70, postata su Facebook, e penso che la creatività a scuola sia uno strumento fondamentale: <<Se un bambino scrive "l'ago di Garda", ho la scelta se correggere l'errore o seguirne l'ardito suggerimento e scrivere la storia e la geografia di questo "ago" importantissimo. La Luna si specchierà sulla punta o nella cruna? Si pungerà il naso?>> 
Anch'io ho avuto la fortuna di avere avuto un maestro creativo.  Allora i laboratori teatrali con gli esperti non esistevano ma facevamo lo stesso teatro, e il mercatino del baratto e disegnavamo moltissimo, senza dover stare dentro i margini. E credo che se oggi faccio questo mestiere sia anche per merito del mio insegnante delle elementari. Questo per dire che noi che lavoriamo nelle scuole non dovremmo mai smettere di pensare che i bambini di oggi saranno gli uomini di domani e offrire loro il nostro contributo per aiutarli a crescere con creatività, perché soprattutto in un mondo che non ha più certezze, essere creativi è una grandissima risorsa. 

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